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Die with zero #104

Sommario

Die with zero

  • Die with zero, libro di Bill Perkins, ci da una visione sul denaro e come usarlo molto diversa dalla dottrina tradizionale
  • Investire parte delle nostre risorse per creare ricordi ed esperienze è una delle scelte più coraggiose che tu possa fare
  • La vita va a fasi, a stagioni, l’autore le chiama time buckets, intervalli di tempo, e ogni intervallo dovrebbe avere esperienze in linea con esso

Trascrizione del podcast

La vera moneta della vita sono le esperienze. I ricordi. Le emozioni. La triste realtà è che spesso ritardiamo queste esperienze per troppo tempo, e un giorno ti svegli accorgendoti che non le puoi più fare. O, per lo meno, non nel modo in cui pensavi di farle.

La storia della formica e della cicala la conosciamo tutti. La formica laboriosa e instancabile passa l’estate a lavorare alacremente per mettere via sufficiente cibo e costruire un rifugio per affrontare l’inverno. Mentre la cicala si gode la vita, rilassata, senza pensarci troppo.

L’inverno arriva per tutti, ma ne siamo proprio sicuri?

L’inverno, nella storia, arriva. E tutti sappiamo come va a finire. Ma siamo sicuri che arriverà anche per noi?

A confutare questa tesi e proporre un’alternativa, con una visione diversa, c’è il libro scritto da Bill Perkins, Die with Zero. Che ci suggerisce di lasciare questo mondo con pressoché zero euro sul conto.

Benvenuti a Libri per il successo – crescita personale da strada, un podcast di Davide Mastrosimone. Siamo all’episodio 104. Il primo e, mi sa, unico di settembre. Vi ricordo che sul sito www.libriperilsuccesso.com trovate tutte le informazioni su questo progetto e, se volete ricevere subito via mail un video corso sul linguaggio del corpo, basta iscriversi alla newsletter. Lì trovate anche le informazioni sui percorsi personali e sul libro Sette colpi di machete.

Un’altra cosa: grazie a tutte le persone che mi hanno scritto nelle ultime settimane per segnalarmi un difetto di audio nel podcast precedente. Lo sapevo, ma sono di natura pigra e una volta pubblicati gli episodi mi risulta mentalmente difficile riprenderli. L’ho sistemato.

Bill Perkins è un milionario. Lo è diventato gestendo un hedge fund, ma è soprattutto un uomo che ha scelto di guardare al denaro con occhi diversi. 

Andiamo a estrapolare alcuni messaggi chiave, per lo meno quelli che mi hanno fatto più effetto.

Time Buckets, ovvero gli intervalli di tempo

La vita va a fasi, ha delle stagioni. L’autore le chiama time buckets, tradotto: intervalli di tempo. La nostra esistenza non scorre in modo uniforme: il tempo porta al deterioramento del corpo, a un’evoluzione prima e a un’involuzione dopo della mente. C’è un tempo per correre e un tempo per rallentare.

La chiave è capire in che fase ti trovi e quali sono le esperienze più adatte a quella fase.

Quando studiavo a Varsavia, per un periodo conobbi per caso un tizio italiano di 45 anni. Nessuno capì mai che ci stesse facendo li. Quella era una città strana: se ci andate oggi trovate una capitale europea viva e dinamica, con tutto quello che potete vedere anche a Vienna o Lisbona. Ma 20 anni fa non era così.

E questo tizio si ostinava ad accollarsi alla mia comitiva. Io di natura sono un soggetto inclusivo, facevo entrare cani e porci nella mia vita, tutti erano pressoché benvenuti. Ma lui non capiva che in certi contesti non c’entrava niente. Noi eravamo ventenni.

Non volevo dirglielo, mi pareva brutto. Non sapevo come togliermelo dalle palle. Un caro amico, Dante — quello che diceva “ci piscio” davanti ai problemi, in un episodio passato del podcast  ne parlo — venne in mio soccorso. Disse: “Sfianchiamolo”. Dante è un genio incompreso.

Allora preparai la seratona: cominciamo con un aperitivo alle 17.30, poi proseguimmo con una cena innaffiata da fiumi di vino e birra, e poi il bar, la discoteca. Ma a un certo punto, quando lui era ormai cotto, noi dicemmo: “Ora andiamo in un posto”. Quel posto era il famoso Le Madame, una discoteca/bar che ahimè non esiste più a Varsavia, con una peculiarità: non chiudeva mai. 24 ore al giorno operativo.

E quella sera tirammo fino alle 8 del mattino. Quest’uomo era bianco in faccia, non si reggeva in piedi. Io presi un caffè e andai diretto a lezione. Lui, immagino, a dormire. Verso le 5 del pomeriggio, per constatare l’efficacia del piano, gli scrissi un messaggio: “Usciamo stasera?”. Non lo vidi mai più. Dante mi guardò soddisftatto.

Ogni capitolo della tua vita ti permette di fare delle avventure e delle esperienze che altri capitoli non possono più contenere. Cerca di capire che stagione stai vivendo oggi e cosa ti permette di fare.

Ogni stagione ha le sue esperienze

Recentemente ho fatto un viaggio in Giappone, attraverso diverse tappe e città. Camminavo una media di 15 chilometri al giorno per rincorrere i posti che desideravo vedere. Sono tornato stanchissimo. Sono viaggi che ti lasciano un album di ricordi. Non mi vedo a 70 anni a fare trekking sul monte Fuji o a camminare 15 chilometri al giorno per delle città. Ma ora posso, e perciò lo faccio.

La parola “investire” viene associata quasi sempre solo ai soldi, alla finanza. Ma le esperienze sono l’investimento che ha il rendimento più alto. Perché ogni volta che racconti di quel viaggio, di quella volta che hai preso un treno per attraversare l’Europa, o di quando ti sei perso per le strade di una città, o di quel corso di surf che hai avuto il coraggio di fare da solo, ti si illuminano gli occhi.

Quei momenti diventano parte di te, ti definiscono più di qualsiasi oggetto comprato. Hai speso soldi, sì, ma hai anche rotto lo schema che la vita ti impone: lavora sodo, risparmia, e un giorno potrai esaudire tutti i tuoi desideri. Stronzate.

Investire nella creazione di ricordi ed esperienze

Investire parte delle tue risorse nella creazione di ricordi che ancora non hai è una delle scelte più coraggiose che puoi fare. E funziona proprio come un investimento finanziario: un’esperienza vissuta oggi ti paga dividendi per tutta la vita. Perkins li chiama memory dividends: interessi che si accumulano ogni volta che rivivi quel momento nella tua mente o lo condividi con qualcun altro.

Nella cultura anglosassone, tanti ragazzi appena finite le superiori si prendono un anno sabbatico e partono con pochi soldi per girare il mondo. E se parli con un inglese oggi, infognato a Londra con la sua camicia bianca e il lavoro d’ufficio, basta dargli due birre per farlo tornare con la mente a quei giorni in Italia, in Spagna, in Grecia. Lo vedrai raccontarti con gli occhi che brillano storie di notti passate all’aperto, di viaggi improvvisati, di libertà assoluta.

E in quel momento ti accorgi che può avere tutti i soldi del mondo, ma la luce di quel ricordo vale molto di più di qualsiasi cifra sul conto corrente.

I ricordi crescono dentro di te. Sono l’unico investimento che continua a pagare, anno dopo anno, senza scadenza.

Morire con zero è una vittoria

Nel libro c’è un ragionamento al quale bisogna prestare attenzione. Immagina che, dopo una vita di lavoro, tu arrivi a 70 anni con 200 mila euro sul conto. Quei soldi che restano lì fermi sono esperienze che non hai vissuto: migliaia di ore passate a lavorare sodo e che non si sono trasformate in ricordi.

Per quanto mi riguarda, sono totalmente certo che a quell’età — spero di arrivarci — seduto a leggermi un libro, o a guardare i lavori di un nuovo palazzo, o mentre do da mangiare ai piccioni, preferirei avere 20 mila euro sul conto ed essermi goduto 180 mila euro di esperienze. Così sì, sarò vecchio, ma nessuno mi toglierà quel sorrisetto e quella luce in faccia quando uno dei tanti ricordi che ho costruito mi farà compagnia su quella panchina.

L’eredità in vita

E qualcuno potrebbe dire: “E i figli?”. Ecco, qui arriva un altro concetto di grande lucidità del libro. È vero, l’eredità ai figli è un ultimo gesto di paternità o maternità. Ma in media le persone ricevono l’eredità verso i 60-65 anni. A quell’età la tua vita l’hai già fatta, hai pressoché finito di lavorare, il tuo fisico non è più quello di una volta. Quei soldi, in termini di esperienze, hanno un valore quasi nullo. Non ci fai molto.

Quello che consiglia l’autore è semplice: lascia un’eredità in vita, quando i figli ne hanno veramente bisogno e possono usarla per cambiare il corso della loro esistenza. Immagina lo stesso signore di prima, con 200 mila euro sul conto. Ha due figli di 25 anni: decide di dare 70 mila euro a testa, e gli restano 60 mila.

Uno dei figli si compra una casa, risparmiando dieci o quindici anni di affitto. L’altro paga un master all’estero e con ciò che resta avvia una start-up o un progetto personale. In un modo o nell’altro, quei due ragazzi hanno usato i soldi per trasformare la loro vita.

Perché la verità è questa: una volta che hai un materasso di risparmi e un gruzzoletto per le emergenze — che serve sempre — una parte dei tuoi soldi va usata per creare ricordi ed esperienze che ancora non hai.

Un invito a fare un esercizio

E allora ti lascio con un invito semplice: prendi carta e penna e scrivi. Fai una lista dei desideri e delle esperienze che vuoi vivere, ma dividila per stagioni. Immergiti nella fase che stai vivendo adesso e chiediti: cosa posso fare oggi, che domani sarà più difficile o impossibile? Non pensare a un futuro generico. Pensa a delle fasi specifiche: “Dai 45 ai 50 anni desidero vivere le seguenti esperienze”. Scrivilo. Mettilo nero su bianco. Quando scrivi qualcosa la fai respirare, le dai vita.

Alla fine, “morire con zero” non significa non avere niente. Significa non avere rimpianti, non aver sprecato i tuoi giorni a contare soldi invece che a raccontare storie.

I soldi sono uno strumento, nient’altro. L’unica vera ricchezza è il tempo che trasformi in esperienze, i ricordi che crei, le persone con cui condividi quei momenti. Nessuno ricorderà il saldo del tuo conto in banca, ma tutti ricorderanno le tue avventure, le tue risate, i viaggi che hai fatto, i gesti d’amore che hai avuto il coraggio di donare.

Arrivare in fondo con zero non è una sconfitta. È una vittoria. Vuol dire che hai dato tutto, che ti sei preso tutto, che hai usato fino all’ultima goccia la moneta più preziosa che avevi: il tuo tempo.

Non possiamo permetterci di aspettare, di parcheggiare la felicità in un domani che forse non arriverà mai. Trasforma adesso quello che hai in ciò che sei. Perché alla fine, l’unica vera eredità che lasci non sono i soldi: sono i ricordi che hai costruito, e che continueranno a vivere negli occhi e nel cuore di chi ti ha amato.

Cesare Pavese diceva: Non ricordiamo i giorni, ricordiamo i momenti.”

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  • Il percorso dura massimo 2 mesi 
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* Al costo va sommato il 4% di oneri INPS. Il percorso di coaching non è rimborsabile. 

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Informazioni sul percorso
Cosa comprende
  • 9 sedute con Davide 
  • Il percorso dura massimo 3 mesi 
  • Una seduta dura 60 minuti
  • Il costo è di 1.500 euro netti

* Al costo va sommato il 4% di oneri INPS. Il percorso di coaching non è rimborsabile.