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Alibaba #105

Sommario

Alibaba – La storia di Jack Ma

  • Jack Ma, fondatore di Alibaba, ha una storia con dei connotati interessanti e in linea col percorso del podcast
  • Alibaba, la sua azienda, è visceralmente collegata con il suo percorso
  • Nel podcast di oggi vi racconto alcuni aneddoti della vita di Jack Ma fino alla creazione della sua azienda

Trascrizione del podcast

In Cina, se sei uno su un milione, ce ne sono altri mille e trecento come te. Emergere in un contesto del genere non è cosa da poco. 

Immaginatevi un ragazzino di quattordici anni che pedala per quaranta chilometri ogni giorno. Col sole, con la pioggia, col vento, perfino con la neve. Senza mai saltare una sola settimana durante nove lunghi anni.
E lo fa per un motivo: nessuno gliel’ha chiesto, nessuno glielo impone. Nessuno lo paga per farlo. Vuole imparare l’inglese.
Per questo pedala e ogni mattina si dirige all’hotel della sua città, dove solitamente alloggiano i turisti. Offre loro una gita. Li accompagna a visitare un lago, e in cambio perfeziona l’inglese.

In questo episodio vi racconto alcuni aneddoti della storia di un individuo che trovo affascinante, sia come imprenditore ma soprattutto come uomo. Si tratta di Jack Ma.

La sua azienda ha un nome insolito per essere cinese: si chiama Alibaba, ed è il negozio virtuale più grande del mondo.

Questo è Libri per il successo – Crescita personale da strada, episodio 105, un podcast di Davide Mastrosimone.
Mi trovate sul sito www.libriperilsuccesso.com.
Se volete ricevere subito un video-corso sul linguaggio del corpo, basta iscriversi alla newsletter.
E vi ricordo il mio libro Sette colpi di machete, disponibile su Amazon. Se ascoltate il podcast su Spotify, lasciate cinque stelline.

Le origini di Jack Ma

Le cose non sono sempre andate bene per Jack, ma tra alti e bassi è riuscito a cambiare radicalmente il modo in cui i cinesi fanno acquisti.
La sua fama va oltre i confini nazionali: è frequente vederlo parlare su palcoscenici internazionali insieme a presidenti, primi ministri, imprenditori e persino attori di Hollywood.

E la sua storia, che si intreccia con quella della sua azienda, ha dei connotati interessanti per noi del podcast.

Come ascolterete nei prossimi minuti, andremo a estrapolare alcuni tratti del carattere di quest’uomo che possono in parte spiegare il suo successo travolgente. E chissà che qualche insegnamento che ci regalerà la sua storia possa essere applicato alla vita di chi ascolta.

L’autore del libro- Alibaba – Duncan Clark e il suo errore da 30 milioni

Ho preso spunto soprattutto dal libro di Duncan Clark, intitolato Alibaba. Clark era un consulente americano in Cina che ha lavorato a stretto contatto con Jack Ma, aiutandolo nella espansione internazionale. Pensate che, per il servizio svolto, gli venne offerta come retribuzione parziale la possibilità di acquistare qualche centinaio di migliaia di azioni di Alibaba a trenta centesimi l’una.

Tuttavia, era appena scoppiata la bolla delle aziende Internet, il famoso crash finanziario delle dot-com, e nel 2003 Clark decise di non comprarle e di farsi dare i soldi.

In maniera molto onesta, ammette di aver commesso un errore madornale, visto che, dopo l’entrata in borsa, quell’errore gli costò circa trenta milioni di dollari.
Non deve essere stato facile per lui scrivere questo libro: un atto catartico, coraggioso, quasi terapeutico. Da ammirare.

1111, l’undici novembre, il giorno dei single

In Cina, l’11 novembre si celebra il Giorno dei single, perché se scrivete la data in numeri si legge “1111”.È un po’ come il nostro Black Friday: un momento di edonismo sfrenato. Pensate che in sole ventiquattro ore, trenta milioni di persone acquistarono su Alibaba prodotti per un totale di quattordici miliardi di dollari. Una cifra quattro volte superiore a quella che si spende, in media, negli Stati Uniti durante il Cyber Monday.

E l’artefice di questi numeri straordinari è un uomo che è stato rifiutato da quasi tutte le università mediamente buone in Cina.
Provò a entrare in trenta aziende diverse, e tutte lo rifiutarono.
Fece richiesta per entrare ad Harvard dieci volte, sempre respinto. E poi c’è l’aneddoto più famoso: partecipò a un colloquio di gruppo per lavorare da KFC a vendere panini, insieme ad altre ventiquattro persone. Ne presero ventitré. Indovinate chi fu l’unico a essere rifiutato?

Tutte queste sconfitte sarebbero state un disastro psicologico per chiunque. Tuttavia, per Jack erano fonte di ispirazione, di crescita, di apprendimento. Non erano sconfitte. Erano lezioni.

Ma come ha fatto?

E voi vi chiederete — e me lo sono chiesto anch’io — come ha fatto ad arrivare a essere uno degli uomini più ricchi e influenti del pianeta?

Jack Ma nasce nel 1964, l’anno del Drago, nella città di Hangzhou, a centocinquanta chilometri a sud-ovest di Shanghai. Lo dico come se sapessi dove si trova. Quella regione della Cina, però, avrà un ruolo importante nella sua vita.  Hangzhou fa parte di una regione che ha sfornato diversi miliardari. Non è un caso.  Pensate che l’azienda di Jack è ispirata al mercato di Yiwu, un’altra città della regione, che possiede il mercato all’ingrosso più grande del mondo.

D’inverno, in quella regione, quando i contadini avevano poco da fare, si mettevano un bastone in spalla, appendevano due ceste di bambù piene di zucchero, aghi, fili da cucito, penne di gallina, e cominciavano a girare il Paese per venderle. C’erano così tanti venditori ambulanti da formare un vero e proprio esercito commerciale, tanto che a un certo punto misero radici proprio nella città di Yiwu. 

Un altro dato curioso, il sessanta per cento degli addobbi natalizi venduti nel mondo viene prodotto lì: è probabile che la pallina rossa che andremo ad appender questo natale sull’albero sia nata in quella città.

Yiwu è anche famosa per un fiorente commercio di prodotti contraffatti: borse, orologi, vestiti, persino un hotel. Un giornalista americano racconta di aver prenotato al “Hotel Hyat”, con una t sola. Geniali sti cinesi. Arrivare a copiare un hotel.  Questo per dire che, nelle vene del protagonista della nostra storia, scorre il commercio. Lo circonda, lo plasma, fa parte della sua identità. 

Cavallo Nuvola

Il vero nome di Jack è Ma Yun — in mandarino Ma significa “cavallo” e Yun “nuvola” Cavallo Nuvola, A quanto pare, da quelle parti puoi chiamarti un po’ come cazzo vuoi. Infatti, qualche anno dopo, il nostro protagonista decise di farsi chiamare da tutti Jack, su suggerimento di un turista americano che gli disse, perché non ti fai chiamare Jack….

La madre lavora in fabbrica, il padre fa il fotografo, entrambi appassionati di pingtan, una sorta di teatro popolare che unisce canto e siparietti comici. Un dettaglio importante, che spiega in parte le straordinarie capacità oratorie di Jack. Vi esorto ad andare a vedere qualche video dei suoi discorsi pubblici: è qualcosa di scoppiettante.

A scuola, Jack è un disastro. La matematica, in particolare, gli risulta terribilmente difficile. In compenso, ama le parole, le storie, le persone. E soprattutto ama imparare, proprio perché gli riesce difficile.

Un giorno, per caso, sente alla radio un programma in inglese dove leggono ad alta voce Le avventure di Tom Sawyer.  Non capisce quasi nulla, rimane folgorato dalla lingua. Quelle parole straniere gli sembrano una porta su un mondo lontano. Così, quando la Cina inizia ad aprirsi ai turisti occidentali, Jack trova la sua occasione. Con la sua bicicletta pedala fino all’hotel centrale della sua città, si piazza all’ingresso e aspetta i turisti, offrendo loro una visita guidata al Lago dell’Ovest. 

Da subito, capisce che l’inglese, in Cina, è un’arma in più.
Gli permette di capire il mondo e di ridurre la distanza tra il mondo e la Cina. 

Imparare l’inglese gli cambia la vita

Fra i tanti turisti, però, c’è una famiglia con cui Jack lega particolarmente: i Morley, australiani. Ken Morley era un ingegnere elettronico che decise di iscriversi a un tour guidato in Cina e si portò dietro la famiglia. Durante quel viaggio le strade dei Morley e di Jack si incrociano.  Questo incontro gli cambiò completamente la vita. Dopo il ritorno in Australia, la famiglia si tenne in contatto con lui e nacque una amicizia epistolare. Jack mandava lettere a Ken chiedendogli di rimandargliele con le correzioni in inglese. È così che perfezionò la lingua.

In Cina, per entrare all’università, è necessario superare un esame chiamato Gaokao. È durissimo: bisogna essere preparati in matematica, lingua e letteratura cinese e in altre materie. Richiede mesi di studio e memoria di ferro. Un esame oggi al centro di molte polemiche per i suoi effetti devastanti sulla psiche dei ragazzi: casi di depressione, persino suicidi.

Jack Ma ci prova tre volte. E tre volte fallisce.

Nel frattempo inizia a fare lavoretti manuali, trasporta pacchi di riviste nelle tipografie di Hangzhou. Ma ogni domenica, imperterrito, frequenta la biblioteca e studia. Finalmente nel 1984 entra per il rotto della cuffia al college magistrale di Hangzhou, considerato il quarto per prestigio nella città. Jack ora può diventare un maestro.

Nel frattempo continua a mantenere i contatti con i Morley, diventa amico del figlio David. Si scrivono lettere per anni, e nel 1985 i Morley lo invitano in Australia. È il suo primo viaggio fuori dalla Cina. Per la prima volta, Jack vede un mondo in cui la gente non ha paura di sognare. Un mondo dove si può sbagliare e ricominciare.
Quando torna, non è più lo stesso ragazzo.

Dirà anni dopo: “Fino ad allora avevo creduto a tutto ciò che mi dicevano. In Australia ho imparato a pensare con la mia testa.”

L’amicizia con i Morley si consolida.

Sono proprio loro ad aiutare Jack durante gli studi universitari: gli inviano un assegno ogni sei mesi per aiutarlo con le spese di sostentamento. E quando Jack decide di sposare la sua fidanzata Cathy, i Morley gli mandano quindicimila dollari per aiutarlo a comprare la sua prima casa. A questo punto del libro, confesso, ho pensato anch’io di scrivere una lettera ai Morley.

La loro amicizia durerà per tutta la vita.
Il primo figlio di Jack Ma si chiama Kun, in onore di Ken Morley, che purtroppo muore nel settembre del 2004.
Ma fa in tempo ad assaggiare i primi successi del suo “figliastro cinese.”

Jack il maestro, Jack l’imprenditore

Jack è un insegnante appassionato, un po’ anti convenzionale.Fa ridere gli studenti, li sprona, li tratta come persone.
Non è un professore come gli altri. Ma dentro di sé sente che non può fermarsi lì. Sente che la vita ha altro da offrirgli.


In Cina ce aria di cambiamento, di apertura. Nel 1992 il leader cinese Deng Xiaoping — che, detto così, sembra una bestemmia veneta — passa alla storia con una frase che risuona nel cuore di Jack Ma:
“Diventare ricchi è glorioso.”

In un contesto come quello cinese, una frase del genere cambia tutto.

E allora, cavalcando l’onda del cambiamento politico ed economico cinese, si lancia in un progetto personale, senza però lasciare il lavoro. Fonda un’azienda di traduzioni, la chiama HOPE, “speranza”, e comincia a lavorarci dopo le lezioni, usando il tempo libero non per scappare dalla vita che ha, ma per creare quella che desidera. Dalle 9 alle 5 lavora come dipendente e dalle 5 alle 9 lavora come imprenditore. Questa è la sua formula. 

All’inizio non è niente di che. Un piccolo ufficio, una vecchia scrivania, un computer Ma Jack non si lamenta. Fa ciò che sa fare meglio: comunicare.

Traduzioni, contatti, lettere, contratti commerciali — qualsiasi cosa gli capiti a tiro. Nel 1995, il destino gli bussa di nuovo alla porta. Un’amica lo chiama e gli chiede di fare da interprete per un’azienda cinese in una piccola disputa commerciale negli Stati Uniti. Jack accetta. il viaggio lo porterà a Seattle, la città delle nuvole, delle startup e… di Internet.

L’incontro con Internet

Lì, un amico americano gli mostra una macchina misteriosa.
“Questo è un computer collegato a Internet.” Jack non ha mai sentito quella parola. Internet?
Gli dicono che puoi cercare qualsiasi cosa nel mondo.
Allora scrive “beer”, birra.
Sul monitor compaiono pagine americane, tedesche, giapponesi… ma nessuna cinese.
Poi prova con la parola “China”.
Risultato? Zero.

E lì, davanti a quello schermo che gracchia, Jack ha un’illuminazione:
“Se non c’è nulla sulla Cina, allora dobbiamo crearlo noi.”

Torna a casa con gli occhi pieni di futuro.Con l’entusiasmo alle stelle, con quella sensazione dentro che hai trovato la tua strada.  Mette insieme un piccolo gruppo di amici e crea China Pages, una delle prime aziende cinesi dedicate a portare le imprese locali su Internet. L’idea è semplice: fare una sorta di pagine gialle digitali, in un Paese che Internet non sa nemmeno cosa sia.

Ma la Cina degli anni ’90 non è pronta. Gli imprenditori non capiscono, le autorità non si fidano, i clienti non hanno computer. Jack passa ore a spiegare cosa sia la rete, disegnandola su una lavagna. Gli dicono che è un pazzo.
E forse lo è. Dopo poco tempo, China Pages viene inglobata in una joint venture statale, e Jack perde il controllo della sua creatura. Un colpo durissimo. Ma non si arrende.
“Non ho perso un’azienda,” dirà poi, “ho imparato come non farmi fregare la prossima volta.”

E così fa. 

Nel 1999, Jack torna nella sua città, Hangzhou.
Chiama a raccolta diciassette amici fidati, molti dei quali suoi ex studenti, e li invita a casa sua.
C’è un vecchio tavolo di legno, una telecamera VHS puntata su di loro, vuole registrare quel momento perchè sente che sarà un momento storico, un sogno che sembra più grande della stanza. “Nei prossimi dieci anni,” dice Jack, “Alibaba sarà un’azienda mondiale. I nostri concorrenti non sono in Cina, ma nella Silicon Valley.”

Nasce Alibaba

Gli amici lo guardano increduli. Alcuni ridono, altri si lasciano contagiare dal suo entusiasmo. Alla fine, tutti accettano di seguirlo. Nasce così Alibaba, in un appartamento di Hangzhou, senza investitori, senza contatti, senza potere.
Solo una visione e una fiducia cieca.

Jack sceglie il nome ispirandosi a “Apriti Sesamo”.
Vuole che sia semplice, universale, riconoscibile in tutto il mondo. “Alibaba è per la gente comune,” dice, “per chi non ha la chiave, ma ha il sogno di aprire la porta.”

I primi mesi sono difficilissimi. Nessuno crede in loro.
Non ci sono fondi, i computer sono vecchi, e il team vive con stipendi minimi. Jack racconta che, per mesi, dovevano condividere persino il pranzo.

Poi arriva un segnale: un piccolo investimento di sessantamila dollari da parte di un gruppo americano.
Poco dopo, nel 2000, Yahoo investe un miliardo di dollari in Alibaba. È l’inizio di una nuova era.

Jack però non dimentica mai da dove viene.

Dice: “Non abbiamo mai voluto diventare ricchi. Volevamo solo sopravvivere, facendo qualcosa in cui credevamo.”

Un Cocktail di qualità che possiamo avere anche noi

Noi siamo abituati a pensare che gli individui che hanno un livello di successo planetario siano persone speciali, dotate di talenti e intelligenza fuori dal comune, che abbiano doti innate che noi non avremo mai. Jack Ma non era bravo in matematica.Non sapeva programmare.
Non aveva capitali né tantomeno una rete di contatti.Non era “il più intelligente della stanza”.Tuttavia, grazie a un cocktail fatto di ingredienti non sono innati, sono una scelta, una scelta che possiamo fare anche noi. Lui l’h fatta. 

Nel frattempo l’azienda cresce, e nasce Alipay, il sistema di pagamento online che cambierà per sempre il modo di fare acquisti in Cina. All’inizio nessuno vuole finanziarlo: troppo rischioso. Così Jack decide di lanciarlo comunque, senza aspettare permessi. Quando gli chiesero se non avesse paura, rispose: “Meglio chiedere scusa dopo che permesso prima.” E quella frase, più di ogni altra, riassume chi è davvero Jack Ma. Un uomo con delle qualità non innate ma costruite, volute. 

Ha tenacia fa quel passo in più quando gli altri si fermano.
Jack è stato respinto, bocciato, ridicolizzato. Ha sbagliato tre volte il Gaokao, è stato scartato da KFC, rifiutato da trenta aziende, respinto dieci volte da Harvard.
Eppure ha continuato. 

Ha Costanza. Nove anni di bicicletta per imparare l’inglese. Penso che non serva dire altro.

Ha una Tolleranza al fallimento pressoché infinita
“Il fallimento è la mia università,” ripeteva Jack.
Un uomo che quando fa un errore lo archivia e si fa tre domande.  che cosa è successo, che cosa ho imparato, che cosa cambio dalla prossima volta. Niente sensi di colpe, solo dati e decisioni.

Ha Ottimismo.
Una delle sue frasi più famose è “Oggi è difficile, domani sarà peggio, ma dopodomani sarà meraviglioso.”
L’ottimismo non è negare i problemi, bensì si tratta di spostare l’attenzione su come risolverli. 

Decidere di impegnarsi per un lungo periodo e dire a se stessi io farò questo, cascasse il mondo lo faccio. E alla fine ti accorgi che non ha nemmeno più importanza se ci arrivi o meno o come ci arrivi, se fai i soldi o se raggiungi il potere o la fama, tutto questo sono conseguenze della persona che diventi durante il viaggio, il problema che molte persone non vogliono fare il primo passo nel loro percorso, le gambe pesano e cominciano a tremare, la mente ti dice di non farlo perché è faticoso, ma come dice Jack Ma, oggi sarà dura, domani sarà peggio, ma dopodomani ci sarà il sole. 

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