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The Path Least Resistance #108

Sommario

The path of least resistance

  • Il libro di Robert Fritz è una rivelazione, ci insegna che la struttura determina il nostro comportamento
  • Se fissi degli obiettivi è fondamentale che tu prenda in considerazione la struttura che sta alla base della tua vita
  • Se la tua struttura non è in linea con gli obiettivi, fallisci. Nel podcast di oggi vedremo come cambiarla

Trascrizione del podcast

Se un giorno ti capita di passeggiare per Boston, presta attenzione alle strade. La città non è disegnata come le grandi metropoli moderne, con le strade dritte, parallele, in griglia. 

A Boston le vie si piegano, cambiano direzione all’improvviso, si stringono e poi si aprono, ti fanno girare un angolo convinto di andare verso il centro e, senza capire come, finisci in periferia. 

Le strade di Boston le hanno fatte le mucche

Sembra quasi che le strade siano nate da sole, una alla volta, senza che nessuno che si sia preso la briga di metterle in ordine. 

Sembrano fatte a cazzo, ma non è così. 

Ed è qui che la storia diventa interessante per noi.
Perché quelle strade nascono da qualcosa di molto più semplice, istintivo, animalesco: di fatto le strade di Boston le hanno fatte le mucche. 

Una mucca cammina in un prato e, passo dopo passo, sceglie sempre la strada che in quel momento è meno faticosa.

Quando trova una salita ripida, la aggira. Se davanti c’è una roccia, ci passa accanto. Se il terreno è più morbido da una parte piuttosto che dall’altra, tende a scegliere il cammino più morbido. 

Non fa un ragionamento complesso del tipo: “Ah, lì c’è una collina, meglio girarle intorno”. Semplicemente mette un piede davanti all’altro, e ogni passo è il passo “più facile” da fare in quell’istante. 

Ogni volta che le mucche ripassano nello stesso punto, quel tratto diventa un po’ più comodo: l’erba si schiaccia, il terreno si compatta, il sentiero si definisce. E così, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, quella che all’inizio era solo una serie di scelte comode diventa la strada che tutti percorrono. 

In altre parole, a decidere il comportamento delle mucche è la struttura del terreno. 

Le mucche, come noi del resto, scelgono sempre il cammino che offre meno resistenza.  Oggi parlerò solo di due principi, se li metti in pratica, ti cambia la vita.

Introduzione al libro “The path of least resistance”

Benvenuti a libri per il successo, crescita personale da strada, episodio 108 un podcast di Davide Mastrosimone. Se volete ulteriori informazioni vi esorto a visitare il mio sito www.libriperilsuccesso.com che tra l’altro ho appena rifatto, trovate un video corso sul linguaggio del corpo accessibile inserendo la propria mail,  le informazioni sui percorsi personali, le formazioni e il libro Sette Colpi di machete disponibile su Amazon. 

Ho un forte raffreddore oggi mi dispiace se l’audio non è dei migliori. 

Siamo a gennaio, il mese dei buoni propositi, il mese degli obiettivi, e allora oggi ti offro una strada diversa per questo 2026. Prendendo spunto da uno dei libri più incredibili che uno possa leggere, a detta di Steve Jobs, non a detta mia che non conta una sega. 

Il libro è di Robert Fritz ( un compositore, musicista, e consulente aziendale) e si intitola, “The Path of Least Resistance”, scritto nel 1984, – il cammino con meno resistenza,  non esiste una versione in italiano.

L’acqua dei fiumi fa la stessa cosa, scorre dove il terreno glielo permette, evita gli ostacoli, scava dove il suolo è più cedevole, e col tempo crea un letto che permette ad ancora più acqua di scorrere facilmente.

Il vento attraversa i palazzi delle grandi città e si incanala dove trova spazio, l’elettricità quando attraversa un circuito lo fa seguendo il percorso più semplice. 

Funziona sempre così. Una volta che esiste una struttura, l’energia, qualunque energia, si muove lungo il percorso che offre meno resistenza. La stessa identica cosa succede anche a noi. 

Per questo motivo quando tu fissi degli obiettivi senza prestare attenzione alla struttura dove poi dovrebbero scorrere, fallisci. 

Magari ci hai provato a cambiare, inizi la dieta, provi a svegliarti presto, ti imponi di gestire meglio i soldi, di reagire diversamente quando litighi col tuo partner, e poi a un certo punto, torni a fare gli stessi errori di sempre e abbandoni la nuova strada per rimetterti su quella vecchia. 

In quell’istante cominci ad auto flagellarti, e dici a te stesso, non ho disciplina, non riesco mai a finire quello che inizio, sono un coglione. Ma forse non lo sei. 

Fermati, e prova a osservare tutto questo da un’angolatura diversa, e se il problema non fossi tu ma la struttura in cui ti muovi?

E se tu come le mucche di Boston stessi solo seguendo ogni giorno il cammino più facile senza esserne consapevole? 

La struttura determina il tuo comportamento

Primo concetto, trascendentale:  La tua struttura determina il tuo comportamento. 

La maggior parte delle persone non pensa alla propria struttura, pensa in maniera situazionale, in base a quello che si trova davanti. Per raggiungere un determinato obiettivo è fondamentale creare un contesto che vi aiuti a raggiungerlo.

Ci succede una cosa strana quando desideriamo qualcosa, ti faccio un esempio, immagina due pareti, due muri, e tu sei in mezzo, sei attaccato a una corda elastica, te la attaccano al corpo e un estremità va alla parete che rappresenta ciò che desideri, e l’altra estremità va alla parte della paura di ottenere ciò che desideri. 

Quando cominci ad andare verso quello che desideri inizi a notare una una forza che ti tira verso la parete della paura di raggiungerlo, e allo stesso modo quando questa forza ti trascina verso la parete della paura di raggiungere i tuoi obiettivi l’altra parete quella dei desideri ti inizia a spingere e così comincia un gioco strano, oscilli tra quello che desideri e la paura di ottenerlo, e finisci per stare nel mezzo sballottato da una parte all’altra, ce un conflitto nella tua struttura, questo succede a tutti, fino a che non rompi la corda. 

È come oscillare tra il divano e la palestra, quando da troppo tempo stai poltrendo, e fai una vita sedentaria, prendi peso, ti senti fuori forma, senti una forza che ti spinge a cambiare ad andare in palestra e cominciare a muoverti. Tuttavia quando invece  sei in palestra dopo qualche settimana cominci a fare fatica a mantenere il programma, la dieta, la disciplina, e senti il richiamo del divano.  

Un periodo ti butti: ti avvicini a quello che vuoi, spingi, migliori, cresci. Poi la corda tira dall’altra parte: ti blocchi, molli, ti incarti nelle stesse dinamiche di sempre. 

E dopo un po’ ti ritrovi di nuovo in mezzo, con quella sensazione di “ci provo, ma alla fine torno sempre qui”

La struttura in cui ti muovi è fatta per farti oscillare, non per portarti a destinazione. Finché resta così, puoi cambiare abitudini, tecniche, metodi… ma il copione è sempre lo stesso: avanti, indietro, avanti, indietro. 

Come si rompe la corda?

Come si rompe la corda?

Si rompe quando smetti di muoverti tra il desiderio e la paura e sostituisci queste due pareti che abbiamo visto con una visione chiara di quello che vuoi creare, da una parte, e dall’altra consapevolezza di dove ti trovi ora. 

Quindi non è più voglio questo ma ho paura di ottenerlo, il pensiero diventa, voglio questo e ora mi trovo a questa distanza, la domanda poi che ti fai è chiara, cosa mi serve per accorciare questa distanza?

Fai una prova, scrivi su un foglio una sola cosa, una, inizia piano. Scrivi voglio creare questa situazione, non vorrei o mi piacerebbe o sarebbe bello se, voglio.

E sotto scrivi, al momento mi trovo a questa distanza. In maniera cruda, voglio risparmiare 20 mila euro, e me ne mancano 19.500. Alla fine puoi prendere per il culo tutti ma non te stesso, lo sai da dove parti, lo sai quanto ti manca.  Terza riga, scrivi il prossimo passo logico che puoi fare nelle prossime 24 ore, non serve un piano architettato al dettaglio per i prossimi 5 anni, scrivi il prossimo passo, come ti avvicini anche solo di un centimetro all’altra parete.


Questo è il modo in cui, per Fritz, cominci a rompere la corda:
non lottando contro la paura, non pompandoti con la motivazione, ma creando una nuova struttura in cui ti trovi tra visione e realtà, non tra desiderio e panico. 

Ripeti questo ciclo – visione chiara di quello che vuoi, realtà onesta di quanto ti manca, prossimo passo logico per avvicinarti – 

Piano piano, la strada di minor resistenza smette di essere “torno alle vecchie abitudini” e inizia a diventare “faccio il prossimo passo verso quello che voglio creare”. 

La tua struttura determina il tuo comportamento, quindi se vuoi cambiare il comportamento devi cominciare a cambiare struttura. E lo fai partendo dalla fine, dalla visione, e chiedendoti ogni giorno qual è il prossimo passo logico.

O risolvi i problemi o crei una struttura

E ora viene il secondo principio: O risolvi i problemi o crei la tua realtà. Le due cose insieme non le puoi fare.

Puoi passare anni a spegnere incendi, sistemare casini, chiudere buchi, tappare falle… e allo stesso tempo non avvicinarti di un millimetro alla vita che volevi davvero.

Perché risolvere problemi non è la stessa cosa che creare.
Quando risolvi un problema, l’intenzione è una sola: far sparire qualcosa che non ti piace. Quando crei, l’intenzione è opposta: far esistere qualcosa che oggi non c’è. 

Sono due posture diverse. La prima è difensiva: “Come faccio a togliere questo peso, questo fastidio, questo casino dalla mia vita?”.
La seconda è offensiva: “Che cosa voglio davvero mettere al mondo, qui, nella mia vita, nel mio lavoro, nelle mie relazioni?”

Il punto è che la maggior parte delle persone vive quasi solo in modalità problem solving. Non stanno pensando “cosa voglio creare?”, ma “cosa devo sistemare?”
Devo sistemare il conto in banca, devo sistemare il rapporto con mio marito, devo sistemare la pancia, devo sistemare il casino al lavoro.

E magari ci riesci pure: abbassi un debito, chiudi una discussione, stringi la cinghia, fai la dieta lampo con acqua broccoli e sto cazzo.  

Per qualche settimana sembra che l’incendio sia spento…
Poi, siccome la struttura è sempre la stessa, parte un nuovo problema. Un altro fuoco. Un altro casino da mettere a posto. E ricominci da capo. 

Fritz ti sta dicendo: guarda che se la tua vita è organizzata solo per risolvere problemi, rimarrai sempre nel giro dell’emergenza.
Non stai costruendo niente. Stai solo spostando macerie da una parte all’altra, tenendo tutto in piedi alla meno peggio. 

Risolvere non è creare

Creare è un’altra cosa. Creare vuol dire scegliere un risultato e trattarlo come una cosa da far nascere, non come una cosa da non far morire.
Non “come faccio a non essere più squattrinato?”, ma “che tipo di rapporto con il denaro voglio creare?”

Non “come faccio a non litigare più?”, ma “che tipo di relazione voglio creare con questa persona?”

Non “come faccio a non odiare il lunedì?”, ma “che tipo di lavoro voglio creare per me nei prossimi anni?”

E qui viene il pugno nello stomaco: le due modalità non si mischiano.
Quando tutta la tua attenzione è occupata da quello che non va, da quello che vuoi togliere, non riesci a fissare l’attenzione su cosa vuoi creare. 

Se inizi a spostarti sulla creazione, lentamente cominci a costruire una struttura diversa: una in cui il percorso di minor resistenza non è più “evita il problema”, ma “vai verso ciò che vuoi”

Ho sempre pensato che risolvere i problemi fosse un abilità importante e che mi avrebbe portato da qualche parte, invece è come girare intorno, fintantoché non trovi lo spazio per creare non ti avvicini alla tue mete, fintantoché non crei una struttura che ti accompagna e ti facilità l’arrivo alle destinazioni che ti sei preposto, non ci arrivi. 

Questi due principi se messi in pratica ti stravolgono la vita.

Non rimproverarti perché “non ce la fai”, perché torni sempre sulle stesse strade. Magari erano solo le tue mucche di Boston che continuavano a passare di lì, sullo stesso prato, sulla stessa struttura, giorno dopo giorno.

la tua vita oggi è il risultato delle strade che hai calpestato fino a questo momento. La tua vita domani sarà il risultato delle strade che scegli calpestare da adesso in poi. Non sei obbligato a restare prigioniero delle vecchie mappe.  Puoi riscriverle. Un passo alla volta. 

Grazie

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2 risposte

  1. Ciao Davide, complimenti è un pò che ascolto i tuoi podcast. Non sò neanche io come mi è arrivata questa mail, non sono molto tecnologico… ah ah ah. Comunque sia, lo preso a volo l’occasione e ti stò scrivendo per dirti : SEI UN GRANDE…. Il tuo lavoro è molto ben fatto, trasudi sincerità e voglia di trasmettere concetti sani, semplici, pratici…..etc etc che mai nessuno si è mai sognato di insegnare nelle scuole…….ho due ragazzi adolescenti ….parlo con cognizione di causa….. Continua così, sei sulla strada giusta, non mollare mai e non stancarti mai di trasmettere questi tipi di pensieri e ragionamenti. Un grosso Abbraccio a presto Paolo

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