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Minimalismo digitale #11

Sommario

Minimalismo digitale

  1. Il minimalismo digitale è una filosofia di vita che ci invita a eliminare il superfluo nella tecnologia per ritrovare la libertà persa. Viviamo in un’epoca in cui siamo costantemente attaccati agli schermi e abbiamo perso il contatto con la realtà.
  2. Il minimalismo digitale si basa su tre principi fondamentali: eliminare la tecnologia superflua per 30 giorni, riavvicinarsi alle attività che abbiamo perso e reintrodurre la tecnologia in modo funzionale.
  3. Trovare momenti di silenzio e riflessione è essenziale per disintossicarsi dalla dipendenza tecnologica. Il silenzio ci permette di riscoprire noi stessi, riflettere e generare nuove idee.
  4. Lasciare il telefono a casa durante determinate attività ci consente di godere appieno del momento presente. Liberarsi dall’obbligo di avere sempre il telefono con noi ci permette di vivere esperienze più autentiche e di interagire con gli altri in modo più significativo.
  5. Smettere di dare importanza e cercare approvazione attraverso i “mi piace” sui social media è un passo cruciale verso il minimalismo digitale. Concentrarsi sulle vere interazioni umane e liberarsi dalla trappola dei likes ci porta ad una maggiore soddisfazione e connessione nella vita reale.

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Trascrizione del podcast

Libri per il successo, undicesimo episodio, un podcast di Davide Mastrosimone.Ogni minuto che passa, Vengono caricate 400 ore di video su YouTube al minuto, gli swap di tinder son più di un milione, Miliardi di likes su Facebook, siamo in un momento della storia dove l’essere umano vive quasi costantemente attaccato a uno schermo. A casa abbiamo la televisione, che ci porta ormai un menu irresistibile con serie di Netflix, hbo e chi più ne ha ne metta, in ufficio abbiamo i computer e gli iPad, e poi ovviamente gli smartphone che sono diventati una parte del corpo delle persone, ore gli orologi ora ti mostrano mail e messaggi. 

Dipendenza dalla connessione

Siamo completamente dipendenti, essere connessi è diventato vitale.

Cal Newport e il minimalismo digitale

Torna con noi oggi Cal Newport, l’investigatore che ci aveva accompagnato nella seconda puntata con il suo libro So Good They Can’t Ignore You. E torna alla grande con un testo magnifico che tratta di uno dei problemi maggiori delle persone in questo momento della storia. Il suo libro si chiama Minimalismo Digitale.

Articolo consigliato

Se andate nel sito www.libriperilsuccesso.com trovate nel post di oggi un link che vi porta all’articolo di Andrew Sullivan intitolato I Used to Be a Human Being. Merita la lettura, è una riflessione profonda e anche parecchio angosciante.

La connessione nella vita quotidiana

Sono gli anni dove siamo insieme da soli, perché una famiglia a tavola insieme coi telefonini non è realmente insieme. Noi siamo dove è diretta la nostra attenzione. Se una persona ti sta parlando e tu guardi il telefono non sei con quella persona, sei da un’altra parte.

L’industria delle app e la dipendenza

Un nota importante, nessuno ha mai scaricato un’app o aperto un profilo social per ritrovarsi poi immerso e completamente dipendente dall’esserne connesso. Vengono spesi miliardi e miliardi di dollari a Silicon Valley per trovare il modo di tenerci incollati agli schermi. Vedete all’inizio Facebook sicuramente era un ecosistema creato per stare in contatto con amici in altri posti o familiari, ma poi negli anni è diventato tutt’altro. Rendiamoci conto di una cosa: il prodotto di tutto questo siamo noi, l’obiettivo principale è tenerci incollati.

Tecniche per mantenere l’attenzione

Due esempi: avete presente i tre puntini del messenger di Facebook o su WhatsApp quando guardate su un profilo e vedete “sta scrivendo”? Questo è fatto solo per un motivo, mantenere la tua attenzione sullo schermo. Se sai che una persona ti sta scrivendo rimani ad aspettare che arrivi il messaggio, è una tecnica fatta apposta.

O per esempio ormai tutti i siti di film e serie on-demand quando finisce un capitolo ti fa partire il successivo qualche secondo dopo. Sei sul divano, impigrito, e non devi nemmeno toccare il telecomando che già parte il prossimo. Così facendo è veramente facile che senza nemmeno accorgertene finisci per passare una giornata davanti alla tele.

L’effetto delle serie TV

Quante volte hai sentito amici dire “quella serie l’ho vista in due giorni, tutta”? Oggi parliamo di minimalismo digitale, la famosa frase “less can be more”, il meno è di più.

Imparare a usare la tecnologia

C’è da imparare a usare la tecnologia invece di esserne divorati. Per fare questo il primo grande passo è disintossicarsi, prendersi un anno sabbatico. Io sono dell’anno 1982, e mi ricordo bene cosa significava essere un bambino e un adolescente in quell’epoca. Era bellissimo. In quegli anni le madri prendevano per le orecchie i figli per farli rientrare a casa. Eravamo sempre fuori, pacchetti, giardinetti, cortili, oratori in strada. Ora è il contrario. Le madri devono prendere per le orecchie i figli per farli uscire di casa, perché tra le console, i social, gli smartphone, la gioventù attuale si sviluppa dietro uno schermo e non all’aria aperta socializzando realmente con le persone. È tutto virtuale.

Il futuro distopico di “Ready Player One”

Il film di qualche anno fa di Spielberg Ready Player One ci immerge in una realtà distopica dove la gente si mette gli occhialini per la realtà virtuale ed entra in Oasis, questo universo fantastico dove puoi essere chiunque. Apro una parentesi, film meraviglioso e che ho visto più volte per i risvolti nostalgici degli anni della mia adolescenza.

Forse è questo il punto, riversare nei social una vita più bella di quella che abbiamo nella realtà. Avete mai visto un profilo di Facebook con gente triste? Nelle foto nei post sembra che tutti abbiano una vita meravigliosa. Guardate Instagram, pare che il 90% della popolazione mondiale viva ai Caraibi.

Quando qualche dramma inevitabile accade, invece di raccogliersi in se stessi e affrontarlo, la prima cosa è pubblicare e condividere sui social con l’unico scopo di ricevere commenti e reazioni. È una follia, siamo diventati pazzi e Silicon Valley ha vinto. Ha trovato il modo di tenere la gente davanti a uno schermo e creato dei trasporti emozionali che dubito possano essere risolti perché le cose stanno solo peggiorando.

L’industria della distrazione

Non sono quattro nerd che giocano a ping pong in ufficio e tra uno scambio e l’altro sviluppano l’app del secondo, è un’industria di miliardi di dollari con un unico obiettivo: tenerci il più tempo possibile davanti a uno schermo.

L’impatto dell’iPhone

Nel 2007 nasce l’iPhone. Sapete che l’idea dietro questo telefono era creare un iPod che permettesse anche di fare telefonate, unire quindi lo strumento che permetteva di ascoltare musica con un telefono. Steve Jobs lo disse durante la presentazione del prodotto: “è il miglior iPod che abbia mai fatto”. Da lì in poi la nostra vita è cambiata.

Bill Maher, un artista televisivo americano, ha detto che i fondatori e proprietari devono finirla di apparire come nerd amichevoli che cercano di costruire un mondo migliore e ammettere che sono dei fabbricanti di tabacco in t-shirt che vendono un prodotto che crea dipendenza a bambini, adolescenti e adulti. Perché diciamocelo, controllare i likes è come fumare una sigaretta.

Soluzioni proposte da Cal Newport

Quindi, è necessario dopo aver preso coscienza che esiste un problema mettere in atto delle soluzioni. Una di queste è il minimalismo digitale, una filosofia di vita che ti porta a concentrare l’uso della tecnologia solo un numero limitato di volte e scegliendo con estrema attenzione quelle attività che ti portano dei benefici, lasciando perdere tutte le altre.

I tre principi del minimalismo digitale

Il minimalismo digitale si basa su tre principi:

Primo principio: evitare l’accumulo di app

Avere troppe app, dispositivi, servizi, o social media crea una dinamica disastrosa per il tempo e per il nostro stato d’animo. Quando avere alcune di queste app o servizi potrebbe essere utile, tutto l’insieme è negativo.

Secondo principio: l’importanza dell’ottimizzazione

L’ottimizzazione è importante. Scegliere quale tecnologia possa essere di beneficio è solo il primo passo. Importante ovviamente, il secondo è scegliere con attenzione quando usarla.

Terzo principio: l’intenzione porta soddisfazione

L’intenzione porta soddisfazioni. Scegliere deliberatamente che tecnologia usare e quando porta una grande soddisfazione. Il minimalismo digitale è avere il controllo della tecnologia come e quando vogliate, in nessun modo essere controllati o dipendenti da essa.

L’impatto della tecnologia moderna

Le tecnologie oggi presenti nella nostra vita sono relativamente nuove, una quindicina d’anni. La novità oscura le conseguenze. Probabilmente saranno gli studi che verranno presentati nel futuro a studiare con attenzione il cambio radicale che sta avvenendo nelle persone con l’avvento dei social e degli smartphone.

La soluzione proposta da Cal Newport

Abbiamo parlato del problema, ora vediamo la soluzione che ci propone Cal Newport nel suo libro Minimalismo Digitale:

Primo passo: disintossicazione di 30 giorni

Prenditi un periodo di 30 giorni lontano da tutta la tecnologia inutile nella tua vita. In sostanza, ci sono cose che ovviamente non potrai evitare di fare. Se lavori starai davanti a uno schermo e controllerai mail o dovrai svolgere attività relazionate con la tua professione, ma tutto il resto va tolto: social media, apps, controllare il telefono a meno che non sia strettamente necessario. E non preoccupatevi per i vostri 4 mila amici di Facebook e i centomila followers su Instagram. Semplicemente, se certe persone vi eliminano dal vostro circolo solo perché sparite da una piattaforma social, vuol dire che erano persone che non portavano niente di buono nella vostra vita.

Secondo passo: affrontare la dipendenza iniziale

La prima settimana sarà durissima. La dipendenza e l’allontanamento dal telefono e dagli schermi porterà momenti difficili, ma in generale tutte le persone che passano per questo processo si riavvicinano alle attività che avevano perso. E queste attività vanno ritrovate. Passeggiare in un bosco, riscoprire il piacere di una cena o una conversazione con degli amici senza il telefono in mezzo, fare attività fisica, leggere senza interruzioni di notificazioni varie. In questa fase, il tempo che otteni

amo abbandonando tutta la tecnologia opzionale va investito in attività utili per riprendere contatto con la realtà, quella vera.

Terzo passo: reintroduzione controllata della tecnologia

Una volta svuotato il bicchiere della tecnologia per 30 giorni e ripreso il controllo della nostra vita, arriva il momento di reintrodurre la tecnologia. Ma solo quella che realmente ci può dare un valore aggiunto, un’utilità precisa. La reintroduzione va fatta in modo controllato. Se prima era la tecnologia a usare voi, ora deve essere il contrario. Siete voi a dover decidere quando e cosa usare sempre pensando all’utilità che vi può dare una determinata azione. Pensate, per esempio, se prima controllavate decine di volte Facebook dalla app del telefono, potete reinserirlo e dargli un’occhiata il sabato o la domenica per vedere cosa combinano familiari e amici, ma senza riscaricare la app, solamente ritagliando un momento breve settimanale per dargli un’occhiata.

Esercizi pratici per il minimalismo digitale

Ecco alcune cose che si possono fare per approcciare la filosofia del minimalismo digitale.

Il silenzio

Chiunque può trovare beneficio dal silenzio, avere momenti personali di calma e poter riflettere magari facendo lunghe passeggiate, senza telefono né altro. Il silenzio non è necessariamente qualcosa che vi allontani dalle persone, ma riguarda quello che accade nella vostra mente. Potete stare in silenzio in una fila alla posta. Il silenzio è quando la vostra mente non riceve input esterni, distrazioni. Trovate alcuni momenti della giornata dove potete permettervi di vivere il silenzio nella vostra mente, per riscoprire voi stessi, per riflettere ed avere nuove idee.

Negli anni ’90 non si vedeva in giro gente con le cuffie. Qualcuno, nel 2000, quasi chiunque andava in giro con la musica nelle orecchie. Io ricordo che il walkman, stupendo strumento, si usava nei viaggi lunghi coi genitori, la sera prima di dormire, ma non era esattamente qualcosa di pratico da avere addosso ogni giorno. La musica nel telefono ci ha tolto la possibilità di stare da soli un istante. Gli smartphone catturano tutta la nostra attenzione e la gettano in un vortice. Le persone non si rendono conto del tempo che passano davanti al telefono. È importante fare un esercizio: scaricate un’app che faccia tracking del vostro schermo. Mettete, per esempio, nel motore di ricerca del vostro store “screen tracker”. Ne escono un po’ di queste app. Una volta scaricata, vi dirà quanto tempo sbloccate il telefono ogni giorno, quanto passate sui social e tutta l’attività che svolgete sul telefono. Solo un 12% passa meno di un’ora al giorno al telefono, il resto ha una media di 2-3 ore. Negli adolescenti si può arrivare a 9 ore al giorno davanti a uno schermo. Qualche giorno fa ho provato con delle persone che conosco a far scaricare un’app di questo tipo e una persona aveva 4 ore e 23 minuti su Facebook di media al giorno. Un part-time. Siamo alla follia. Con 4 ore al giorno investite a leggere articoli di un determinato argomento, invece di scrollare post di Facebook, immaginate cosa poteva ottenere questa persona. Ovviamente è abbastanza scioccante il risultato. Nessuno si immagina di passare così tanto tempo a giocherellare con lo smartphone.

Gli iGen e i disturbi psicologici

I ragazzi nati dal 1995 al 2012 vengono chiamati gli iGen. Hanno una percentuale altissima di disturbi psicologici. Depressioni e suicidi sono saliti in quella fascia di età in modo esponenziale. Per un ragazzino, non avere likes è un problema serio.

Lasciare a casa il telefono

Ecco, questo è un esercizio veramente facile. Durante la giornata sicuramente ti capita di fare tante cose, e per la maggior parte di queste non serve avere il telefono addosso. Lasciatelo a casa. Se andate al cinema a vedere un film non portatevi il telefono. Ci avete fatto caso quando si spengono le luci del cinema si accendono gli schermi accecanti di quasi tutte le persone che avete davanti? Non riusciamo a stare un secondo senza il telefono, ormai è automatico. Se ti fermi un secondo da qualunque attività, lo sblocchi. Pazzesco. Godetevi la vita senza. Chi di voi è degli anni ’80 come me avrà passato tutta l’infanzia con gli amici, nei cortili, in giro per strada senza mai un telefono. Non è che succedeva niente. I genitori erano preoccupati allo stesso modo che lo sono ora con un telefono.

Mi ricordo ancora i numeri di telefono di casa di quasi tutti i miei amici, a memoria. Dopo 30 anni ancora li so. Ammetto che oggi non saprei ripetere nemmeno il cellulare di mio padre. Siamo atrofizzati. La tecnologia ci ha privato di quelle cose che prima avevamo, fare una divisione con una matita, guidare senza avere un GPS. Non mi pare che la gente si perdesse negli anni ’80-’90. Ora senza Google Maps o Waze non troviamo manco il cesso. La vostra giornata al 90% non necessita di un telefono. Lasciatelo a casa, andate in macchina e cercate di orientarvi, chiedete indicazioni ai passanti, andate alla prossima cena con amici senza telefono, o al cinema. Liberatevi da quest’obbligo. Vi permetterà di godervi le cose molto di più.

Uscire dalla trappola dei likes

Non mettete più likes ai post. Le interazioni umane non possono limitarsi a una faccina, un emoticon o un cuoricino. Che cazzo è servita l’evoluzione umana del pensiero e della cultura se poi ci limitiamo a racchiudere il nostro pensiero, le nostre emozioni con un’icona? Penso che qui possiamo esprimere un pensiero un po’ più complesso che un like. Non metteteli e non aspettateveli, perché rendono infelici. Cercare approvazione da una foto postata su un social media non è la giusta strada. Più tempo passate sui social a socializzare virtualmente, meno ne passate nella realtà e si perde anche l’abitudine.

Un esempio di interazione reale

Una sera ero con un amico argentino a prendere un bicchiere di vino dopo tanto tempo senza vederci. Lui è degli anni ’70, io ’80. Nessuno aveva il telefono a mano, ci si stava godendo la serata a chiacchierare dopo tanto tempo in una bella terrazza di Madrid. Gli argentini sono personaggi che non conoscono la timidezza, sono parecchio spavaldi e non si fanno molti problemi a parlare con sconosciuti. Sicché Christian notò due ragazze sedute una di fronte all’altra, entrambe col telefono e facendo il gesto dello swap, tipico di Tinder. Queste due erano uscite insieme, in un locale con tanta gente, e si dedicavano a selezionare la merce su Tinder. Christian partì in quinta e andò a sedersi con loro solo per dirle: “Con tutta la gente che c’è qui, voi due state su Tinder…”.

Il bisogno di socializzare realmente

C’è da ritrovare il coraggio e l’abitudine di conversare con le persone, interagire, parlare con sconosciuti. Le persone hanno bisogno di socializzare, siamo animali sociali. Non possiamo stare in una piccola stanza davanti a uno schermo e credere di avere degli amici. Il telefono serve a telefonare. Chiamate le persone, parlate con loro. I messaggi e i WhatsApp ci stanno facendo perdere l’abitudine ad esprimerci.

Le conseguenze della disintossicazione digitale

Un avvertimento: se volete prendere questa strada, disintossicarvi dai social e dalla maggior parte della tecnologia, diverse persone vi abbandoneranno, usciranno dalla vostra orbita. Soprattutto quelle con le quali la vostra relazione è solo virtuale. Vi rimarranno le persone realmente vicine. In ogni modo non penso siamo fatti per avere una relazione con centinaia di persone. Ma tenete bene in considerazione questo: ci saranno delle conseguenze. Abbandonare un gruppo di WhatsApp oggi è come disertare.

Utilizzare la tecnologia con consapevolezza

La tecnologia è utile, può rendere molti aspetti della nostra vita più semplici. Essere connessi è meraviglioso, ma esserlo sempre è dannoso. Elimina i social dal telefono, cancella le app. Puoi tenerti il profilo, ma guardalo ogni tanto al computer, non te lo portare dietro sul telefono.

Riscoprire la vita reale

Ci sono così tanti panorami da ammirare, libri da leggere, persone da conoscere, famigliari da andare a trovare. Siamo davanti a un’epidemia della distrazione, come dice Sullivan nel suo articolo. È la nostra debolezza. Se contin

uiamo così in gioco non c’è la nostra mente, ma la nostra anima. Tutto questo rumore e queste distrazioni, se non rallentano o se non siamo capaci di farle rallentare, finiranno per non farci nemmeno rendere conto che ci sono e ne saremo completamente inghiottiti. Grazie.

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Cosa comprende
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  • Il percorso dura massimo 3 mesi 
  • Una seduta dura 60 minuti
  • Il costo è di 1.500 euro netti

* Al costo va sommato il 4% di oneri INPS. Il percorso di coaching non è rimborsabile.