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Mastering Fear #115

Sommario

Mastering Fear

  • Un ex cecchino dei Navy Seals, Brandon Webb, ci mostra uno strumento potentissimo
  • Vivere con paura è come guidare un’auto con il freno a mano innescato.
  • Il problema non è mai la paura. Il problema è la storia che ti costruisci nella tua mente intorno a quello che sta succedendo.

Trascrizione del podcast

Timore, apprensione, angoscia, ansia, fobia, terrore, panico, orrore. Sensazioni derivate da un’emozione primordiale, la paura.

Ci impedisce di realizzare sogni, portare a termine progetti, chiedere aiuto o dire quello che volevamo dire a qualcuno, fare quel passo che ci serve per svoltare nella vita, fino a quando è troppo tardi.

Vivere con paura è come guidare un’auto con il freno a mano innescato.

Come si usa la paura

E se invece di subirla, se invece di bloccarci potessimo usarla? Se quella stessa scarica che ci congela diventasse la forza che ci spinge?

L’obiettivo di oggi è far sì che quando sentirete nuovamente paura, e dico quando non se, perché succederà, succede a tutti, in quel momento vorrei provare a darvi uno strumento per interpretare meglio la situazione, e uscirne con dei vantaggi piuttosto che con le ossa rotte.

L’autore che ci accompagna oggi è Brandon Webb, un ex cecchino dei Navy SEAL che dopo un’esperienza sul campo diventa responsabile del corso di formazione dei cecchini e lo riprogetta da zero.

Il cecchino che insegnava a parlare a se stessi

La prima cosa che fa è inserire un modulo che non era mai stato preso in considerazione: insegna ai futuri cecchini come parlare a sé stessi mentre si trovano sotto pressione. Mentre vivono momenti di paura.

Webb è uno che quando parla di paura non lo fa per sentito dire. Descrive un metodo che ha insegnato per anni a persone che nel loro lavoro si giocano la vita. E lo ha fatto anche lui quel lavoro.

Tuttavia l’idea di scrivere un libro sulla paura nasce da qualcosa di molto più basico. Un suo caro amico, Kamal Ravikant, un tipo che ha girato il mondo, ha meditato coi monaci tibetani, ha studiato medicina, ha fondato aziende, scritto libri. Nonostante tutto questo non sapeva nuotare. Aveva una paura enorme dell’acqua.

Tra l’altro è il fratello di Naval Ravikant, su cui ho fatto un episodio.

Ti insegno a nuotare in una settimana

Webb allora gli propone una sfida: vieni tutti i giorni in piscina con me alla stessa ora, che ci sia pioggia o sole, e in una settimana ti insegno a nuotare.

Kamal nei corsi di nuoto che aveva provato a fare non riusciva a sconfiggere la paura dell’acqua, la paura di affogare, di non toccare.

In quei corsi ti insegnano la tecnica della bracciata, di come muovere le gambe, ma non come sconfiggere la paura di trovarti in acqua senza nessun appiglio.

Il primo giorno si concentrano su una cosa sola: prendere un bel respiro, mettere la testa sott’acqua, buttare fuori l’aria, e tornare su. Una volta dopo l’altra. Solo questo.

Il secondo giorno arriva l’ostacolo vero. Appena si spaventa e si agita Kamal si aggrappa al bordo della piscina. Webb non glielo vieta. Gli fa però vedere una tecnica: prende aria, si stende nell’acqua e comincia a galleggiare. Poi butta fuori e va a fondo.

I polmoni pieni di ossigeno ti tengono su. Vuoti ti buttano giù. Sapendo questo hai la certezza che se respiri profondamente e trattieni il respiro galleggi.

Poi gli dà la regola nuova. Quando ti spaventi, invece che appoggiarsi al bordo avrebbe dovuto respirare e galleggiare. Non gli ha tolto l’appiglio. Gliene ha dato un altro.

Terzo giorno. Kamal è seduto a gambe incrociate sul fondo della piscina. Quattro metri d’acqua sopra la testa. Tranquillo. Risale, si gira sulla schiena, e comincia a nuotare facendo dieci vasche senza nessun problema.

Quarto giorno. Arriva, prende la rincorsa e si butta a bomba. Non l’aveva mai fatto in vita sua. Appena mette la testa fuori dall’acqua dice a Webb: devi scrivere un libro su questa cosa.

Mastering Fear nasce il libro

E lui il libro lo scrive. Si intitola Mastering Fear. In italiano è stato tradotto in Vinci le tue paure. E già qui c’è un problema, perché il libro dice esattamente il contrario. Webb investe duecento pagine a spiegare che la paura non va vinta, e che se la tratti da nemico hai già perso in partenza. E noialtri traduciamo il suo libro in Vinci le tue paure. Per questo io continuo a chiamarlo col titolo originale: Mastering Fear. Che non vuol dire sconfiggerla. Vuol dire imparare a usarla. Dominarla.

Testo suggerito da un ascoltatore, Federico, a me molto caro, che saluto e ringrazio.

Questo è Libri per il Successo, episodio 115. Crescita personale da strada. Un podcast di Davide Mastrosimone. Trovate tutte le informazioni sul sito www.libriperilsuccesso.com e anche i dettagli dei percorsi che faccio.

Io non leggo tanto, leggo sempre. Che è una cosa diversa. Ho un libro sul comodino, uno sulla scrivania, ne sfoglio un po’ di uno e un po’ dell’altro. Spesso libri che non hanno nulla a che fare tra di loro.

Succede con una certa frequenza di trovare delle storie e delle immagini che si intrecciano perfettamente.

Gli spartani e la Pseudoandreia

Mentre leggevo il libro di cui vi parlo oggi stavo finendo un testo che racconta la battaglia delle Termopili, dove dei coraggiosi spartani fermano un esercito molto più grande e numeroso, quello persiano. Dando luogo a uno degli atti di coraggio e sacrificio più famosi nella storia.

A un certo punto del racconto l’autore si ferma a descrivere con estremo dettaglio il momento che avviene prima della battaglia e le differenze tra l’esercito spartano e quelli che si trovavano davanti.

Il generale che arringa le truppe. Gli uomini che urlano. Le lance che battono sugli scudi, il fracasso, la carica collettiva. I greci avevano una parola precisa per descrivere questa immagine. Pseudoandreia, tradotto falso coraggio.

Per gli spartani tutto quel frastuono era sintomo di paura. Roba da esercito mal addestrato, che ha bisogno di caricarsi perché non ha nient’altro in quel momento.

Confondiamo il coraggio con la motivazione. Al primo scontro la realtà annulla l’euforia. E lì non c’è motivazione che tenga. Non c’è più niente.

Gli spartani stavano in silenzio, ognuno di loro con la mente ben ferma sul momento, pensando al compagno che avevano a fianco e consapevoli che tutta la loro vita era stata un allenamento per arrivare pronti a quel preciso istante. La competenza infonde coraggio. Sapere cosa stai facendo, e per chi.

La stessa situazione la troviamo ai giorni nostri sotto altre forme. È l’audio motivazionale che ascolti in cuffia prima della riunione. È lo speaker sul palco che ti fa alzare in piedi e urlare. È il seminario da cui esci convinto che domani cambi vita. Poi ti rimetti in macchina e quella sensazione è già finita.

Il vero coraggio

Aristotele definiva il vero coraggio una via di mezzo tra la paura eccessiva e l’eccesso di temerarietà. Un equilibrio tra il temere una situazione e il buttarcisi dentro a capofitto.

Prima lezione di questo libro. Il falso coraggio greco serviva a non sentire la paura, il coraggio vero ti permette di conviverci.

Perché, a discapito del titolo tradotto in italiano a cazzo, la paura non va tolta e soprattutto non va vinta. Va ascoltata, perché è un segnale. Il problema non è mai la paura. Il problema è la storia che ti costruisci nella tua mente intorno a quello che sta succedendo.

Nel libro lo chiama tieni gli squali fuori dalla testa. Raccontando un aneddoto personale di quando Webb, tredicenne, dovette scendere di notte a liberare l’ancora di una barca in acque note per gli squali bianchi. Scese, liberò l’ancora, risalì. Non successe niente. Ma nella sua testa, per tutto il tempo, gli squali c’erano tutti.

Il monologo interiore che tu attivi quando sei davanti alla paura è ciò che rende più o meno pericolosa una situazione.

Tralasciando ovviamente casistiche dove il pericolo è reale e imminente, se ti lanci da un aereo senza paracadute puoi scegliere di cambiare il tuo dialogo interiore ma difficilmente otterrai un beneficio.

Ma se ti trovi da solo in metropolitana di notte e guardi qualcuno negli occhi che è chiaramente un malintenzionato, se tu in testa hai un dialogo del tipo, ti ho visto, ti rispetto ma tu è meglio che rispetti me, questa cosa si trasmette, esce fuori. Se nella tua testa cominci un dialogo oddio questo mo mi punta un coltello e mi frega tutto trasmetti qualcosa di completamente diverso all’esterno.

C’è una scena bellissima di guerre stellari, io sono un grande fan della trilogia originale. A un certo punto Obi-Wan Kenobi deve passare un controllo con i due robot protagonisti del film ricercati in quel momento dalle forze del male, per passare il controllo usa un trucco Jedi, li guarda e dice con sicurezza, questi non sono i droidi che state cercando. Lo dice con una calma così tagliente che lo lasciano andare senza indugiare.

Se vi fermano i carabinieri, guardateli negli occhi e provate anche voi a dire: questi non sono i droidi che state cercando. Poi fatemi sapere come è andata nei commenti.

Il terrore che hai prima di un’interrogazione o un esame, o un colloquio è proprio quello che te lo farà andare male.

Lo strumento

Ed ecco a voi lo strumento che Webb suggerisce per sistemare il dialogo interno. E di conseguenza vivere meglio situazioni di alta tensione.

Il primo passo è estrapolare quello che stai dicendo, fermati e ad alta voce ripeti quello che stai pensando parola per parola, ti sorprenderai di quanta spazzatura abbiamo in testa.

Perché la mente, se la lasci andare, quello che fa è perfezionare il danno. Si esercita a fare andare tutto male.

Fatto questo, ora ripulisci il dialogo, riformulalo, dì quello che vuoi e devi fare, ad alta voce se puoi. Ultimo passo, inseriscilo nella tua mente: il tuo nuovo dialogo ora deve essere quello che hai riformulato.

Osservi, togli, ripulisci, e rimetti dentro. È come quando hai un armadio pieno di vestiti in disordine, tiri fuori tutto, li metti sul letto, li pieghi, li organizzi, e li rimetti nell’armadio.

Non si tratta di parlare in modo positivo, si tratta di dire a te stesso cosa farai, non è un augurio, che dio ce la mandi buona, è una formula di ciò che serve fare.

Un esempio pratico.

Se devi fare un colloquio importante invece di ripetere non voglio sbagliare, non voglio bloccarmi, non voglio sudare, non voglio incepparmi, speriamo che mi prendano, tira fuori tutti questi vestiti disordinati e dì qualcosa del tipo, voglio entrare nella stanza sorridente, energico, stringere forte la mano guardando chi mi intervisterà negli occhi e che mi prendano o meno in questo lavoro io avrò successo.

Tu immagina cosa trasmetti se nella tua testa gira un dialogo del genere rispetto a quello che di solito succede nella testa delle persone.

Provaci, non credere a quello che ti dico io, fallo, con me funziona tantissimo questa cosa e penso che non serva nemmeno aggiungere altro come strumento di questo episodio, se riesci a mettere in pratica questo esercizio che abbiamo visto ne rimarrai completamente sorpreso.

Dì a te stesso cosa devi fare invece di ripeterti cosa non deve succedere.

Sistemare le faccende con la paura è una questione tua, solo tua, un cammino solitario, spaventoso, duro. Prendi al balzo la prossima opportunità di trovarti faccia a faccia con la paura e non cercare né di vincerla né tantomeno di scappare. Respira e sistema il dialogo interiore.

Non lasciare che nessuno ti dica cosa puoi o cosa non puoi fare, non lasciare che la paura di essere troppo giovane o troppo vecchio ti impedisca di provarci, o quando la tua testa ti ripete che è troppo presto o troppo tardi, che non hai competenze, o ne hai troppe, se controlli il tuo dialogo interiore nei momenti di paura e pericolo, reale o fittizio, l’esito di quei momenti cambia radicalmente.

Definisci cosa vuoi fare e fallo, salta, tuffati, vai perché la paura è giusto quello che ti serve.

Se qualcosa ti spaventa, ti assicuro che significa che la magia della vita sta appena dopo quella sensazione, se ci convivi e la usi riuscirai a fare cose che ad oggi non reputi possibili.

Non so in che momento ti trovi ora, ma se nelle prossime settimane stai posticipando una conversazione, una mail, una visita, o qualunque cosa che stai bloccando per paura, tira fuori il monologo, dì a te stesso cosa devi fare e come lo farai, inserisci nuovamente quel dialogo in testa, e vai a fare quella cosa. È meno peggio di quello che pensi.

Grazie.

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