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Pensa Come Uno Scienziato Missilistico #112

Sommario

Pensa come uno scienziato missilistico


  • Ozan Varol prende parte al progetto della NASA che spedisce il Rover su Marte
  • la sua missione nel libro è aiutarci a pensare come uno scienziato missilistico
  • Scopriremo come ragiona la maggiro parte di noi davanti a un problema complesso e come ragiona uno scienziato missilistico
  • Il successo è il sentirsi esperti sono trappole pericolose per il progresso

Trascrizione del podcast

Vent’anni fa, fare l’Erasmus, quindi passare un anno di università all’estero, non era scontato. Anzi risultava essere particolarmente complicato. 

Me ne sono sempre voluto andare fuori, ci avevo provato prima dell’università, riuscivo ad andarmene all’estero, ma non a rimanerci. Mi mancava qualcosa. Al che ero determinato a iniziare l’università a Milano, con in mente la chiara visione di andarmene alla prima opportunità. E non tornare più. 

La qualità delle soluzioni ai problemi, dipende in gran parte dalla qualità delle domande che ti fai. Invece di chiedermi come faccio a battere la concorrenza di studenti migliori di me, pressoché tutti, mi chiesi, dove è che non vuole andare nessuno? 

Cambia le tue domande

La maggior parte voleva la Spagna, per il divertimento, l’Inghilterra la Francia e la Germania, per lo spessore accademico e per la lingua, alcuni ambivano al nord Europa. Il 100% delle richieste era verso questi paesi. Andai in segreteria e chiesi se era disponibile qualche altro paese, mi dissero che da quell’anno si aprì un posto a Varsavia in Polonia. E in Polonia vent’anni fa non ci voleva andare nessuno. Bene, abbracciai l’incerto, feci domanda per andare li e vinsi le selezioni per un motivo semplicissimo, e di cui vado molto fiero, ero l’unico candidato. 

Le poche volte che posso dire di aver vinto qualcosa nella mia vita è sempre stato per un motivo, non perché ero il migliore, vincevo perché ero l’unico. Bizzarro. 

Pensa com uno scienziato missilistico

Benvenuti a Libri per il successo- crescita personale da strada, un podcast di Davide Mastrosimone. Episodio 112. Trovate ulteriori informazioni sul sito www.libriperilsuccesso.com se volete un video corso sul linguaggio del corpo basta iscriversi alla newsletter, e trovate il mio libro 7 colpi di machete su Amazon.

Oggi vi porto alla scoperta di un testo intitolato – Pensa come uno scienziato missilistico – scritto da Ozan Varol. L’autore è turco, uno di quegli individui che ti fa sentire coglione quando leggi la sua storia. All’età di diciassette anni ossessionato dallo spazio prende e se ne va in America, studia astrofisica si laurea e riesce a entrare alla NASA, ha già fatto più di me in quattro vite, lo scelsero per prendere parte a una delle missioni più famose di sempre, mandare su Marte il Rover, una macchinetta che gironzola per il pianeta rosso scattando foto e raccogliendo informazioni. 

Il turco non si ferma qui, dopo la NASA, cambia strada si laurea in giurisprudenza, primo della classe, diventa professore universitario di diritto e poi come possiamo constatare oggi è anche uno scrittore. 

La sua missione è aiutarci a pensare come lui. A risolvere i problemi in modo diverso. Vorrei provare a trasmettervi alcuni principi del libro, quelli più pratici. 

Non per spedire un missile nello spazio piuttosto per risolvere una questione che vi sta in questo momento ostacolando o bloccando. 

Come funziona il cervello davanti a un problema

Immagina di dover realizzare un progetto complicato: per esempio insegnare a una scimmia a stare su un piedistallo e recitare Shakespeare a memoria. 

Da dove cominci? 

Ti dico da dove solitamente cominciamo tutti. Costruiamo un bel piedistallo, lo verniciamo, lo sistemiamo, prendiamo le misure alla scimmia e le cuciamo addosso un costume, ci sentiamo produttivi, in movimento, guarda quante cose ho fatto. Quando invece ancora non hai fatto un cazzo. 

Il cervello funziona così, decidi che vuoi fare un progetto, inizi dal nome, dal logo, dal sito, dal biglietto da visita, dal profilo Instagram, dai colori del tuo brand, solo che c’è un problema, la scimmia ancora non sta recitando Shakespeare. 

Prima regola, in ogni progetto la scimmia viene sempre prima, affronta la parte centrale del problema, senza quella tutto il resto conta ben poco, è marginale, e se quella parte non si può fare è meglio scoprirlo subito non dopo mesi di lavoro e soldi spesi per tutte le aree del progetto che non contano. 

Il motivo per il quale pensiamo in questo modo è umano, il piedistallo è facile da costruire ci dà soddisfazione immediata, insegnare a una scimmia a recitare Shakespeare è molto complesso pertanto lo rimandiamo, raccontando a noi stessi che stiamo lavorando a un progetto in realtà ci stiamo girando intorno evitando di affrontare il cuore del problema. 

Pensare per principi primi

Gli scienziati missilistici ragionano sempre per principi primi, e non per analogia. 

Davanti alla domanda come si fa questa cosa? Non prendono una risposta che già esiste da qualche parte e provano a migliorarla un pochino. Ragionare per principi primi è esattamente l’opposto, butti dalla finestra ogni risposta preconfezionata e vai a smontare il problema fino all’osso. 

Vi faccio un esempio. 

Elon Musk quando cercava di comprare dei razzi per mandarli nello spazio iniziò la sua ricerca trovandosi davanti a costi spaventosi, provò anche ad andare in altri paesi come la Russia e la Cina e i costi erano esorbitanti. Tutti gli dicevano è sempre stato cosi, un razzo costa tantissimo.

Ma lui non ci sta. Si fa una domanda diversa, di cosa è fatto un razzo? Alluminio, titanio, rame, fibra di carbonio, e quanto costano questi materiali sul mercato, fa due conti e rimane basito, le materie prime sono circa il 2% del costo finale di un razzo. 

A questo punto decide di farselo lui, tra l’altro oltre a mandarli in orbita li fa tornare indietro atterrando verticalmente potendoli quindi riutilizzare. Due rivoluzioni nell’industria, i razzi me li faccio io a un prezzo irrisorio e lo uso più di una volta. 

Pensa alla tua vita, ai tuoi progetti, a quello che stai affrontando, e ragiona per principi primi, vai al cuore del problema, pensa alla scimmia non al piedistallo. 

La trappola del successo

Per mettere in pratica questo tipo di ragionamento c’è da stare attenti a una trappola. La trappola del successo. 

Chi raggiunge delle mete tende a raccontarsi una storia, dove grazie alla sua intelligenza, caparbietà, esperienza, ha vinto. 

Potrebbe non essere andata cosi. 

Chi arriva a sentirsi esperto in qualcosa rischia di diventare prigioniero di se stesso. È un po’ come camminare in un enorme distesa innevata, la prima volta che attraversi quel campo puoi andare ovunque tu voglia, ma una volta che lasci le tue impronte tendi sempre a ritornarci sopra, e passare su quella traccia fino a che diventa così profonda che non vedi altre strade possibili. 

L’esperto passa sempre e solo dove ha già messo piede. Il principiante, lo studente che sperimenta, non ha tracce. Ogni volta che inizia a camminare sente di poter prendere una strada nuova. 

Chi ha vinto pensa che la formula che lo ha portato in alto è vincente, e possa essere riutilizzata, pensa che funzioni in qualunque contesto. Smette di guardare i dati, di cercare i fatti, dà per scontato che quello che sa, quello che ha fatto, lo reputa sufficiente per rimanere sulla cresta dell’onda. Purtroppo c’è una verità cruda. 

Tu puoi fare tutto bene nella vita e fallire, e puoi fare tutto male e avere successo. 

Non dovremmo mai giudicare una persona dal risultato. Si rischia di sbagliare. A volte vedi gente vuota, priva di principi morali e cultura, conoscenze, educazione, gentilezza, che è arrivata a fare cose che per te sono pazzesche e non te ne fai una ragione. 

Poi vedi gente preparatissima, estremamente educata, cordiale, intelligente, empatica che la prende sempre e solo al culo. 

Le variabili che definiscono se vincerai o perderai sono così tante, che pensare di averne il controllo è pura follia. 

Su internet si vedono personaggi che dicono e fanno cose intelligenti e interessanti, appena ottengono visibilità, successo, fama, immediatamente dopo diventano monumenti di se stessi, si perdono, sentono di poter e dover rispondere a ogni domanda, non dicono più, non lo so. E quella è la fine. 

Due esempi accaduti alla NASA

Tornando al libro, l’autore cita due esempi storici che riguardano la NASA, e fanno riflettere. 

Nel Gennaio del 1986. Lo shuttle Challenger è sulla rampa di lancio. Quella mattina faceva freddo, un freddo anomalo, meno otto gradi. C’era un ingegnere, Roger Boisjoly, che da mesi ripeteva una cosa sola: se fa troppo freddo, non possiamo lanciare. C’erano delle guarnizioni, gli O-ring, che a basse temperature diventano rigide, fragili, smettono di tenere. Lui lo sapeva. Lo aveva scritto nei report, aveva mandato delle mail, lo aveva detto nelle riunioni. E sai cosa gli risposero? Abbiamo lanciato decine di volte. Quelle guarnizioni si sono sempre danneggiate un po’, ed è sempre andato tutto bene. Sempre. 

Quindi andrà bene anche stavolta. Lanciarono. Settantatré secondi dopo, il Challenger esplose in volo. Sette persone morte, in un istante. Diciassette anni dopo, 2003. Un altro shuttle, il Columbia. Un pezzo di schiuma isolante si staccava durante il lancio. Era già successo altre volte, e non aveva mai causato disastri. Quindi? Quindi andrà bene anche stavolta. Il Columbia si disintegrò al rientro nell’atmosfera. Altri sette morti. Due volte. 

La stessa identica trappola. Non un problema tecnico, un problema di testa. Ogni volta che era andata bene, si erano convinti un po’ di più che sarebbe andata bene per sempre. Gli stessi che avevano sepolto i morti del Challenger, diciassette anni dopo, hanno premuto di nuovo quel bottone. Perché nel mezzo erano tornati a volare, con successo, a vincere. Il successo non ti rende solo cieco. Ti fa dimenticare anche le lezioni che avevi pagato con il sangue. 

Mark Twain diceva: 

non è quello che non sai che ti mette nei guai. È quello che sai per certo, e che invece non è così. 

Non ti frega mai l’incertezza. Anzi, quella ti tiene sveglio, ti fa fare le domande giuste, ti fa cercare strade nuove nella neve. Quello che ti frega è la certezza sbagliata. La vittoria che ti ha convinto di aver capito tutto. Il “si è sempre fatto così” che non metti più in discussione. 

Pensare come uno scienziato missilistico vuol dire avere il coraggio di rimettere in discussione quello che dai per scontato, di tornare principiante proprio quando tutti ti chiamano esperto. 

Ed ecco allora che vi lascio altri tre strumenti pratici da poter usare tratti da questo libro. 

Posso/Potrei

Il primo è cambiare la parola posso con potrei, davanti a un quesito invece di chiederti cosa posso fare, ti chiedi cosa potrei fare. 

La parola posso apre nel tuo cervello le porte delle stanze di quello che conosci. Potrei ti permette invece di esplorare quelle porte mai aperte. Se apri il frigorifero e dai un veloce sguardo a cosa è rimasto dentro, e ti chiedi cosa posso fare andrai a pensare a tutte le ricette che conosci. Se manca un ingrediente, rimuovi quella possibilità. Chiedendoti invece cosa potrei fare, inizi a ragionare di poter fare qualcosa di nuovo usando quello che trovi a tua disposizione. 

15 minuti di distacco

Il secondo strumento è quello di passare 15 minuti al giorno in totale distacco, senza fare nulla, senza leggere, senza guardare il telefono o la tv, senza impiegare la mente in qualche attività, un momento per ripristinare il silenzio, diventa impossibile ascoltare la voce che hai dentro se c’è troppo rumore nella testa. Stacca per un quarto d’ora al giorno, siediti, fermati un momento, accarezza un gatto o un cane, in un mondo come quello che viviamo respirare un quarto d’ora può essere rivoluzionario. Fallo tutti i giorni, ti predispone ad accogliere nuove idee. 

Le due domande

Il terzo strumento è quello di farti due domande davanti a ogni situazione nuova, soprattutto quando hai paura di muoverti, quando una scelta ti sta bloccando. 

La prima: qual è la cosa peggiore che può succedere? Scrivila. E quasi sempre ti accorgerai di una cosa: che la risposta è “torno a com’ero prima”. Tutto qui. Provo, non funziona, e mi ritrovo esattamente dove sono adesso. La paura ti racconta che il fallimento è un baratro, ma nella maggior parte dei casi è solo un ritorno al punto di partenza. Lo stesso punto dove staresti comunque se non provassi niente. 

La seconda: qual è la cosa migliore che può succedere? E in questo caso non fare il modesto, pensaci senza vergogna, sentendo che te lo meriti, che puoi farlo. Se va bene, dove arrivo? Cosa cambia nella mia vita? Poi metti le due risposte una accanto all’altra. 

Da un lato: torno com’ero. Dall’altro: cambio la mia vita. Vedi un po’ tu cosa è meglio. 

Conclusione

Pensare come uno scienziato missilistico non vuol dire avere la certezza di farcela. Vuol dire fare esattamente quello che facevano loro ogni volta che lanciavano qualcosa verso un posto dove nessuno era mai stato: saltare dal baratro, sperando che durante la caduta crescessero le ali. 

E io mi domando, e se fosse proprio la decisione di saltare a farcele crescere?

Grazie

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